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Beats

*loading* BPM
martedì, 30 agosto 2005

E poi capita che le parole hanno bisogno di ritmo, che prendano anche forma e si facciano vedere. Chiedo soccorso a loro, magari mi cagano.
Sono un po' piagnucoloso, lo so. Ma mi fa ancora un po' male. Prometto che poi smetto. Ma questo coso è pur sempre mio, e in mancanza di botte all'ombra dell'unipol sbatacchio i tasti qua sopra.

Ma sono solo tagli, poi si rimarginano, poi non fanno più male. Fanno un po' schifo, si. Specie se magari infetti, se l'infezione parla e si trascina a destra e sinistra è ancora peggio. Peggio di qualsiasi incubo, lo è perchè non si è addormentati. Sostanzialmente. Sarebbe più utile chiudere la fontana dei pensieri. Il problema è riuscirci, cerco le istruzioni dopo.
Vado a capo.
Per tutta l'estate 2005 ho passato i pomeriggi a non fare un cazzo. Ad ascoltare musica, muovendomi a ritmo, immaginandomi di essere io quella musica. Speriamo che a fare come Emidio Clementi, si possa diventare anche come Emidio Clementi.
Va meglio. Poco. Tutto quello che avrei voluto è essere lui. Per ora mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata.
bebaccio ha spinto play alle 21:45 | link | | commenti (1)

Sognavo, da piccolo, di diventare come quelli della televisione. Che quelli sembravano tosti, erano grandi. Facevano cose da grandi, sognavo di essere grande. Grande in cosa non me lo ricordo, immagino volessi essere solo grande. Vedevo una vita di libertà impagabili. Poi avevo sempre questa voglia di essere grande, ma già meno incodizionatamente, avevo "chiare" in testa le cose in cui volevo essere grande, grandi ideali, grandi parole, che riempivano la bocca. Pace, amore, solidarietà. Erano i colori di bologna d'autunno, erano le urla in mezzo alle strade, megafoni e cortei. Le solite cose che ti fanno sentire grande per qualche ora. Ti fanno sentire, in piccolo, come quello che porti sulla maglietta, o sullo zaino. Sigle, volti, slogan. Roba che sembra un'agenzia di pubblicità. Incominciare a cagarsi, incominciare ad avere autostima è un po' la fine del plurale. Magari t'instronzisci, magari già lo eri e ti affini nell'arte. Le piazze tornano piazze, i colori diventano quelli dei dischi, o delle foto, o solo quelli dello schermo. Che surrogati per surrogati fa anche lui la sua porca figura.
Ecco, ad un certo punto mi son reso conto che succhio surrogati e mi va bene. Che il contorno è così e bona, i voli di fantasia, suonare davanti a 100.000 persone, lottare per "la causa" non ce la faccio più a farli. Ma non che mi si è spento il cervello, è che si da importanza a se stessi visti da se stessi, in culo agli altri, lo fai per te. Le conferme provo a vederle, più che sentirle. Certo poi si vorrebbe anche che non fosse solo l'istinto di far rumore, o di consumare biro a dare soddisfazioni. Ma poi quello non dipende più da me, e allora via con le paturnie. Scusate per il post lungo, ormai è fatto.
bebaccio ha spinto play alle 02:54 | link | | commenti
domenica, 28 agosto 2005

Sigarette svuotate come contorno. Il pasto non è granchè oggi. Non lo è da qualche giorno, invero. Sono rapporti conflittuali con tutto, estate 2005. Benvenuta per non essere mai arrivata. Bentornati a tutti i soliti sogni ad occhi aperti, bentornata alla signorina senza volto che popola i sogni però quelli ad occhi chiusi. Ci vuole sempre qualcosa che scuota per riprendere in mano la vita. Ricominciare ad interessarsi di che giorno è, di che ore sono, di cosa mangio e cosa bevo. Provare a non scordarmi del tutto che in fondo dovrei cominciare qualcosa, la fuori.
La luce entra ed esce dalla finestra. Prendo un'altra sigaretta. La svuoto. Non ho voglia di vederci un senso. Quello che mi sta davanti non suona male.


The Jon Spencer Blues Explosion - Sweat
bebaccio ha spinto play alle 13:47 | link | | commenti
mercoledì, 24 agosto 2005

Allora è tutto qui? Come i finestrini d'inverno, come l'aria fredda che esce, come i maglioni larghi e i pantaloni pesanti, come le mani che non si chiudono o non vogliono riaprirsi, come il silenzio della mattina, come la nebbia che ovatta, come il sangue che si ferma nel naso, come il vento che taglia, come la pioggia che scende quasi per finta, come la neve che blocca e scricchiola, come le coperte imbottite, come poca luce, come la brina, come soffocare sotto il peso dei libri, come l'autobus coi finestrini disegnati, come i calzettoni di spugna, come l'alba mezzo addormentato, come gli auricolari a sfondarsi, come la fretta, come un'amore dai percorsi segnati, come il tramonto alle 4 e mezza, come il termosifone che va male, come la pentola che borbotta, come il fumo che esce dalla bocca, come le sigarette che non si tengono in mano, come i fari che sembrano non servire, come le notte che sembra non avere fine, come Bologna piena di smog, come la gente uno vicino l'altra, uno contro l'altra, come il buio, come cioccolata, come le note sempre un po' più tristi.


bebaccio ha spinto play alle 19:58 | link | | commenti (2)
domenica, 21 agosto 2005




Pioggia, questo e altro.

The Van Pelt - You are the glue
bebaccio ha spinto play alle 18:58 | link | | commenti