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giovedì, 26 gennaio 2006



Il resto ha un'importanza così marginale da scomparire.
bebaccio ha spinto play alle 03:58 | link | prestigiatori | commenti
lunedì, 23 gennaio 2006

Irony is a dead scene.
No, non parlo dell'ep dei Dillinger Escape Plan con alla voce Mike Patton.
È qualche giorno, no di più, che ragiono sulla morte, bolognese ma un po' anche italiana, della cultura dei club, intesi come locale atto al ballo, dove poter portare musica da ballare che non sia necessariamente rock&ska (estragon) o indie (covo), o comunque house-techno buona (Sottotetto) ma soprattuttto infame (Il Ruvido), ma mai a livelli stellari (Il Muretto di Jesolo). In questa confusione sintattica il sunto è che in Italia, i nomi grossi, ci vengono poco o niente, le ultime sacche di resistenza sono (paradossalmente) disperse in provincia, o non in grossi centri. Basti pensare al già citato muretto (Jesolo non è il centro del mondo), al Matrix (neanche Brescia lo è) o al Cocoricò. Menzione speciale per gli Angels Of Love che in zona Napoli portano sempre grossi spettacoli.
Ma la cosa che più fa riflettere è l'assenza di eventi "esplosivi", al di fuori del sempre migliore Dissonanze (che sfrutta una formula su più giorni, a mio avviso dispersiva), mentre all'estero esistono festival come I Love Techno, il Time Warp o il Sonar (che si orienta anche verso altre sonorità ma l'anima club è ancora molto radicata), mentre sul suolo italiano l'unica eccezione, seppur virata su territori rave, è stato il neaonato Sonica; tutto il resto è morte. Torino ha provato con un discreto successo una formula simile all'ILT, ma mentre il festival belga si svolge comodamento in un solo edificio, la maratona tech-house torinese si dislocava in più punti costringendo gli spettatori, oltre ad una dolorosa scelta, anche a scomodi spostamenti e ripetute code all'entrata.
In tutto questo Bologna, che tanto se la mena come capitale italiana della musica indie, è completamente sguarnita di locali che potrebbero anche vagamente pensare di ospitare qualche nome di lusso. Posti come il Kinky o lo Chalet delle rose sono l'inadeguatezza fatta a volumetria per una serata di richiamo intercittadino, assolutamente sguarniti sul fronte organizzativo ed in locazioni quantomeno del cazzo. Esiste il nuovo Link, il quale però sembra averci una puzza sotto il naso di rara fattura (evviva il D'n'B Network ma un Richie Hawtin, ma anche meno, sai quanta gente ti porta?), o il sempre sia lodato Cassero, che però non può fare i miracoli in termini di capienza...
Insomma, una frustrazione senza confine.
sabato, 21 gennaio 2006

E d'improvviso, disponibili per chi volesse goderne, e saggiare un po' di qualità indietronica made in bologna beach: The Morning Paper.
A guy called Matteo alle prese con glitch, programming e campionamenti. Fate attenzione perchè sarà un gran parlarne.
bebaccio ha spinto play alle 12:28 | link | prestigiatori, ragazzi cattivi | commenti
venerdì, 20 gennaio 2006

The name of this band is Zülek.

Prendete i nostrani Zu, che su disco già sono ottimi ma dal vivo sono i Black Flag che fanno jazz, prendete i Dalek, che su disco sono uno schiacciasassi e dal vivo lo schiacciasassi vi arriva dritto in faccia. Prendeteli e fate suonare prima i romani, con uno show della madonna, sospeso tra Ayler e i Minor Threat, un jazz-core fulminante tanto quante le rullate del loro batterista, il tutto con una passione viscerale, un divertimento nello stare sul palco che ho visto poche volte. Dopo il ciclone Zu, fate salire il tank Dalek (e non mi riferisco alla stazza dell'MC!), con il suo noise-hop, con beat di cemento scagliati contro il pubblico assieme ad un muro noise-shoegaze che i Sonic Youth e i My Bloody Valentine impallidirebbero, con un fiume di parole che manco i cinesi cazzo, manco i cinesi ce li hanno così grandi sti fiumi, sopra l'apocalisse che vi sta fracassando il cranio. Dopo due ore circa passate sotto questo inferno la dose raddoppia.
Dalek vs Zu, mica per ridere, mica per fare degli slogan e basta, le due band (+ quel pirletta di Okapi) assieme sul palco, distruggono, reimpastano, avanguardiano (che non si dice ma fa poi lo stesso) l'hiphop, se lo frullano col free jazz e si perdono in divagazioni soniche. Ecco, io una roba così non me l'aspettavo, porca puttana che roba.
bebaccio ha spinto play alle 02:38 | link | niggaz, ragazzi cattivi | commenti (1)
domenica, 15 gennaio 2006

Penso che dopo aver dato l'esame di biologia la mia vita non avrà più senso.

Per il momento ascolto il suggerimento di Splinder:
bebaccio ha spinto play alle 17:11 | link | agendina del chissenefrega | commenti (4)