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lunedì, 29 maggio 2006

Meme rights! (Non leggere e sapere)

Ho trovato su repubblica.it un'interessante notizia riguardante il mondo dei blog, in particolare quei blog che si propongono di fare giornalismo, o che in qualche misura tentano nel loro piccolo di portare alla luce notizie od inchieste.
La notizia è equivalente ad  un enorme sospiro di sollievo, un piccolo passo avanti verso questo nuovo metodo e mezzo che è il blog, nella quale si legge che "da oggi ogni blogger è più libero. Libero di non dire chi gli ha dato una notizia, proprio come ha diritto di fare un giornalista". Come è possibile questo? Intanto partiamo dal principio, cioè la causa intentata da Apple contro due blogger statunitensi (1 e 2) per violazione del segreto industriale: al processo i due si sono rifiutati di fornire la fonte o le fonti della notizia, e la corte, grazie anche all'EEF ha deciso che fosse un loro diritto legittimo appellarsi a questo privilegio che copre i giornalisti, creando così un precedente che servirà sicuramente in futuro per altri processi simili (è bene ricordare che negli USA la sentenza di una corte può essere tratta come "esempio" per la risoluzione di un processo analaogo).
Ma c'è una cosa che è interessante da guardare sotto una prospettiva culturale, cioè quella del meme, che è il meccanismo intellettuale-culturale che ha permesso al giudice di estrapolare una sentenza positiva per i due imputati. Cos'è il meme... Il meme è un particolare precesso evolutivo della cultura. Così come gli esseri viventi mutano, anche il loro prodotto culturale (o sono essi stessi prodotti della cultura? Non starò qui a discuterne) muta e si conforma adattandosi ai nuovi panorami tecnologici, e le conseguenti deformazioni spazio-temporali. L'adattamento è semplice e risponde ad una teoria chiamata linguaggio-virus, cioè attraverso la comunicazione, parlata o scritta, questo meme (che è, riducendo all'osso, un concetto estrappolato da una struttura) si diffonde tra gli esseri umani. Può essere una canzone, una barzelletta, un assunto filosofico, se si "siede" nel cervello in maniera duratura ha fatto il suo effetto (i più arguti potrebbero pensare anche all'apprendimento come forma di meme, è così in parte).
Si può dunque pensare che esista oltre al meme la sua nemesi, un non-meme o anti-meme (così come i non-luoghi o gli anti-corpi, esempi strani, vediamo...). Un non-meme è la resistenza alla memetica, al processo per cui questo virus circola sopra le intersezioni culturali e coniugando landscapes (cfr. Appadurai) differenti (si pensi a cartoni animati culto come I Simpson) crea una rete comune di memi. Prendendo come negativo questo processo Karl Popper (uno die più grandi filosofi della scienza del '900) disse che "l'intelligenza è utile per la sopravvivenza se ci permette di estinguere una cattiva idea prima che la cattiva idea estingua noi", ma ciò implica rimanere in una soglia di "ignoranza", di escludimento alle meccaniche che permettono di decodificare quei linguaggi di massa (nel 2006 più che mai con internet e la banda larga). Ci sono però anti-meme utili in termini futuribili, si prenda la guerra fredda, in cui la proliferazione bellica non ha portato a nulla (il meme suggerirebbe l'utilizzo di queste). Ed anche culture che ritengono l'ignoranza (anti-meme) una cosa positiva (ma anche i Ramones dicevano Ignorance Is Bliss!).
L'ultimo aspetto del meme è la sua deriva, interpretabile splendidamente con la metafora del telefono senza fili. La deriva memetica è la proprietà del meme di mutare proprio durante la sua diffusione, subendo una distorsione dal suo contenuto originale. Questa deriva colpisce la quasi totalità dei memi, sono infatti pochissimi quelli dotati di una buona "inerzia memetica".
Riassumendo, un meme è:
A contagious information pattern that replicates by parasitically infecting human minds and altering their behavior, causing them to propagate the pattern. (Tratto da Principia Cybernetica, in particolare da Memetic Lexicon)

L'ideatore di tutto ciò, no non è vero, diciamo il primo che coniò il termine meme e il suo significato è Dawkins, quello de "Il Gene Egoista", libro che non ho mai letto. Infatti questo post è un meme, o una struttura di memi, derivato dalle sue teorie sviluppate da altri pensatori. Olè.
bebaccio ha spinto play alle 20:21 | link | | commenti (5)
domenica, 28 maggio 2006

Tutto e subito! [d'n'b connects me to metaphysic]

Tre è il numero perfetto, 33 gli anni di cristo, 333 la metà di 666 ma anche la metà visuale di 888. Il tre spacca. E le mie due ossessioni delle ultime tre ore sono due collettivi drum'n'bass da tre membri ciascuno.

Black Sun Empire. Qui per ascotlare i brani sul MySpace (che droga!) e qui per ascoltare praticamente tutta la discografia dal loro sito. Qui per districarsi tra le pubblicazioni.
Un suono dove pad sintetici si intersecano con furie percussive, e il nome scelto mai fu più adatto. Due fratelli e un amico, collaboratori dal 1993, ma che solo nel '97 trovano la loro strada e nel 2000 la prima pubblicazione ufficiale. Sono amici degli Outside Agency, un duo hardcore-industrial di figli di troia rumorosi, non potevano che conoscersi.

Evol Intent. Qui per ascottare dal MySpace. Qui per il know how. Trio di giovanissimi americani che collassano subwoofer e farciscono beat malati con una cattiveria nichilista fuori dal comune. Si stanno imponendo non solo come nome nuovo ma come possibili grandi dittatori del futuro con più di un occhio al fu movimento drill'n'bass (Venetian Snares, Squarepusher, Aphex). Pedalano oltre ogni soglia mai tracciata da Tech Itch, e in alcuni casi lo sorpassano a destra per violenza espressa
 Attenzione: è roba che scotta.
mercoledì, 24 maggio 2006

Fortissimamente "Agendina del chissenefrega":

Il nuovo disco di Samuele Bersani, L'aldiquà, è una graziosa riconferma. Non avevo dubbi ma un po' di paura comunque si, la Caramella Smog non mi era piaciuta molto (ma mi era piaciuta, si). Rimango sempre felice come un bimbo nell'ascoltare le capacità compositive dei testi. Vorrei tanto scrivesse un libro. Mica come quelle porcate di Ligabue e Jovanotti, mentre il caro Capossela non è ancora stato letto (lo farò mai?).
In tema di musica e scrittura, sicchè è d'obbligo, mi preme segnalare la Guida ragionevole al frastuono più atroce, scritto e sudato da Lester Bangs, uno che la storia della musica l'ha scritta nel sneso fisico del termine. Edito da Minimum Fax.
Mi si pone un bivio, ora:
a) della Minimum Fax, tra i tanti libri dello splendido catalogo, mi preme consigliare a tutti L'opera Galleggiante di John Barth. La storia di un giovane avvocato rampante dalla vita invidiabile che svegliatosi un mattino decide che la sua unica soluzione sia il suicidio. Ecco, il libro è la cronaca di quel giorno, a venti anni di distana, e i perchè del fallimento di quella scelta, tra archivi di merda, belle donne ed escursioni metafisiche.
b) è inevitabile parlare di Alta Fedeltà di Nick Hornby (edito da Guanda) quando si nominano nella stessa frase le parole musica e letteratura. Le quotidiane nevrosi di un melomane (oddio, in che ordine mettere i miei dischi?!) e al contempo sfigato (oddio, quella è la mia ex!) in un racconto su misura per quelli che interpretano la musica come una sceneggiatura inevitabile.
In tutto questo oggi ho provato il climax della sega mentale per il melomane nerd: Tag&Rename. Mettete tag, cambiate nome dei file e delle cartelle, acquisite info ma CDDB, da Amazon, scrivete tag in tutti i formati che vi pare. Roba da sbrodolarci per ore. Ci vuole la crack.
Per tutti quelli che sono emo (che guardano OC, che ascoltano i Death Cab, che sono pettinati come dei crètini): questo. Per tutti quelli che sono emo (che guardano OC, che ascoltano i Death Cab ma che non sono pettinati come dei cretini): questo (e ha dell'incredibile).
Lacrime per chi se lo ricorda.

Direi che è abbastanza. Vado a pensare ad un modo poco intelligente ma appariscente per conquistare l'universo.
bebaccio ha spinto play alle 01:15 | link | agendina del chissenefrega | commenti (2)
domenica, 21 maggio 2006

Movements.

Agendina del chissenefrega: a seguito del consiglio di Matte ho finalmente comprato "I Simpson e La Filosofia". L'ho iniziato da poco ma è fichissimo. Ho anche scoperto che esistono ancora posti in cui il dj, o chi per esso, mette Shine On Me dei Praised Cats (I got deep, deep in my sooooul, i got looooove making me whoooole...). Rassicurante.
In più, la scorsa settimana (martedì precisamente), ho avuto modo di vedere il nuovo video di Jovanotti... È rassicurante anche lui, e la sua età mentale da 14enne.

Booka Shade are back.
Parlai della Get Physical già qualche mese fa e il duo ora torna sulle scene con il nuovo album. Premetto che ritengo Movements come principale candidato a disco elettronico dell'anno. Perchè? Perchè è un disco ispirato, sensuale, notturno e metropolitano, caratteristiche che mi fanno sbrodolare al solo pensiero. Non so come sia nato questo album, in che condizioni mentali, se sia stato ragionato oppure sia figlio di intuizioni sviluppate rapidamente, il fatto puro e semplice è che si colloca in un'area tra techno, minimal, deep house e ambient con personalità ed efficacia. Un risultato che ammalia con morbidezza, un disco che ritengo profondamente "femminile".
Il panorama sonoro descritto è quello (a)tipicamente da club, laddove i Booka Shade sono nati artisticamente, con movimenti ed esplorazioni che rimandano alle intuizioni dei Basic Channel ma applicate al loro stile electro che acquisisce in questo modo una profondità maggiore, andando a toccare territori familiari a Tejada e la Poker Flat Reconrdings quanto una certa essenzialità familiare ai fan di Villalobos e Magda. A volte mi sembra di sentire anche echi del Aphex Twin più melodico, ma sono solo somiglianze di suono, niente di più.
I booka Shade hanno fatto il botto, ora mancano solo i remix giusti. Arriveranno, ma per il momento fate arrivare questo gioiellino alle vostre orecchie, e per carità, ascoltatelo in autoradio di notte attraversando la città, difficilmente trovere un abbinamento così perfetto tra landscapes sonori e visuali.


Scordavo. Penso che mi comprerò questa maglia:
giovedì, 18 maggio 2006

Nazionalizzazione del petrolio e nuovi socialismi.

Vai che a sto giro la sparo alta, vediamo se riesco ad essere chiaro.

Nel sudamerica da qualche anno a questa parte, dapprima con l'elezione del ex sindacalista Lula in Brasile, e poi con Chavez in Venezuela e Morales in Bolivia, è partita una corrente nuova, o quantomeno riformatrice, che unisce in maniera ottimale (per quel che mi riguarda) il vecchio modo di intendere il socialismo e il neo-liberismo. Lo strumento più utile per notare questa metamorfosi, aldilà delle riforme di carattere sociale attivate nei tre stati, è quella progressiva, e poi radicale, politica di nazionalizzazione delle risorse dei propri terreni.
In verità, e magari qualcuno di voi se lo ricorderà, la mossa di nazionalizzare le risorse non è una cosa così recente, fu proprio Chavez a lanciare l'anatema contro le multinazionali alimentari per aver raggiunto una sorta monopolio d'investimento estero su acqua e terreni produttivi (i Venezuelani pagavano un casino l'acqua potabile poichè in mano, mi pare, alla Nestlè), ovviamente questa mossa ebbe un clamore "ristretto" e contenuto solamente nell'ambito economico, ma quando si parla di petrolio si parla di politica internazionale di alto spessore.
Chavez e Morales (tra poco anche Lula) hanno dato via ad una sorta di "riprendiamoci la nostra terra" in senso letterale, rivoluzionando i contratti, stracciandoli, modificandoli, ma comunque voltandoli dalla loro parte. In Venezuela le tasse sull'estrazione petrolifera sono passate dal 2% al 38%, incredibile la mossa di Morales che:

[Da altremappe.org]
Dal primo maggio del 2006 le risorse energetiche del Paese sono dello Stato Boliviano. Attraverso l’impresa pubblica YPBF (Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos) le risorse verranno distribuite ed esportate all’estero. Entro 60 giorni la stessa YPBF si occuperá dell’intera catena produttiva degli idrocarburi (esplorazione, produzione commercializzazione trasporto, controllo delle quantitá, industrializzazione).
[...]
I campi di San Alberto e di Sabalo che producono circa il 70% del gas boliviano dovranno versare l’82% per cento della produzione allo stato boliviano il 18% resterá alle imprese Petrobras, Total e Repsol YPF. Con la legge precedente avveniva esattamente l’opposto. I Campi meno produttivi verseranno invece il 50% della produzione al Paese.
Alla luce della nuova normativa nelle casse semivuote della Bolivia entreranno all’anno circa 780 milioni di dollari

Cosa significhi questo sul piano internazionale è presto detto, difatti al recente forum sull'energia è stato l'argomento di discussione principale; l'Europa e l'Italia dipendono anche dal sud America, e soprattutto i poteri forti delle aziende petrolifere non staranno cortesemente a farsi espiantare le loro imprese.
Questo neo-socialismo che tende a rafforzare i beni propri della nazione ma con un occhio privilegiato al reinvestimento sociale e ai mercati internazionali (l'energia è una grandissima fonte di guadagno e rilancio economico) mi pare sia una delle migliori svolte che la sinistra internazionale abbia percorso negli ultimi anni, dopo essersi aperta al liberismo cinese e al riformismo europeo, questa forse è la volta buona per far nascere un movimento politico (e non sociale, che è effettivamente impraticabile per via delle differenze culturali, blabla) che unisca e sappia cambiare l'assetto sinistroide di molti partiti.

Se volete saperne di più io mi sono documentato qui:
Sudamerica.it
Fondi On Line
Altre Mappe