Underground Resistance. La resistenza attiva della techno.

La città dei motori al termine degli anni '80 ed all'inizio dei '90 ha partorito il movimento che, figlio (il)legittimo della house di Knuckles, è stato una sorta di punk della musica elettronica. Detroit techno, un marchio che è divenuto una leggenda e che grazie all'operato dei suoi fondatori si è trasformato in uno dei più grandi fenomeni di massa mai apparsi sulla scena musicale. Ma affianco al trio dell'amore: Juan Atkins, Kevin Saunderson e Derrick May si è sviluppato un filone autonominatisi
Underground Resistance. I padri di questa corrente sono una terna che compete allo stesso livello dei tre precedenti: Jeff Mills, Robert Hood e Mike Banks (aka Mad Mike), che politicizzarono il fine della techno, avvicinandola a temi come l'autodeterminazione e il contrasto al governo Reagan, e che affiancandosi ad un sentire comune determinarono la flessione della prima ondata techno, e assumendo (a posteriori) il nome di second-wave.
Underground Resistance è un progetto musicale meno che mai definito e definibile, così come i suoi membri, che non si mostrano mai in pubblico se no nnascosti da bandane a coprire parte del visto. Nasce delle basi che erano state gettate pochi anni prima, estirpandone l'impianto ancora vagamente similare alla house, e calcando il piede sull'acceleratore della cassa e della sperimentazione. Sotto l'ala
UR opera un duo nomi che taglia a metà il know how to do electronic music: Drexciya.

James Marcel Stinson e Gerald Donald sono i compositori della techno più visionaria che possa mai capitare dentro un qualsiasi supporto fonografico. Direttamente ispirati dalla mitologia dei Drexciyan, un popolo subacqueo, estraggono una techno profondissima che fa del fondale marino il suo landscape di sviluppo, creando un immaginario di mistero e impenetrabilità attorno a sè. Il debutto ufficiale con Aquatic Invasion è un monumento alla reiterazione, allo sviluppo lento e magmatico dell'idea, ma i 3 capolavori arriveranno pochissimi anni più tardi. The Quest è una doppia raccolta di tutto il materiale messo da parte ed elbaorato in anni di continua esperienza, e che vede al suo interno uno susseguirsi veloce di tracce, quasi a voler andar contro i clichè di durata elettronica, che dipinge un mondo frenetico e pulsante mantenendo intatta quella capacità di ricordare correnti oceaniche e popolazioni nascoste. Due anni è il tempo per la seconda prova sulla lunga distanza, il metodo che dicono utilizzare per comporre è uqello di "live in the studio", contrario a quel "programming" tipico di tutti gli autori elettronici e molto più vicino all'intendere rock e jazz di registrare musica. Dicevo, Neputen's Lair calca ancora la mano su questa urgenza espressiva, ma distende l'atmosfera, l'aggressività manifestata diverse volte in The Quest è messa da parte per lasciare spazio alle progressioni, schema che poi verrà definitivamente elevato allo status di capolavoro in Harnessed The Storm del 2002, in cui il duo si prende spazio, elabora, smonta e rimonta ogni struttura intuita, in un capolavoro tra psichedelia subacquea e Detroit, un'espressività che raramente si è incontrata sui territori elettronici e non. Il 2002 purtroppo è anche l'anno dell'improvvisa scomparsa di Stinson e del nome Drexciya, il cui compare Donald ha deciso di abbandonare, chiudendo un'epopea brillante e leggendaria, che ha marchiato a fuoco un decennio.