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venerdì, 25 agosto 2006

John Coltrane.

Questa sera dopo molto tempo ho riascoltato un disco che si intitola Stella Regions ed è di una persona speciale: John Coltrane. Un disco che ho amato sempre per la sua estraneità al presente che mi sapeva trasmettere, un Coltrane che registra questo disco a febbraio e a luglio dello stesso anno morirà, in cui ho sempre sentito una solitudine esagerata, un universo distante anni luce. È un disco a tratti tristissimo, l'ultimo in studio, dove si abbandona a tutto, trascina con se in panorami infiniti e lontanissimi nella sua testa. E ora che per diversi motivi posso capire questo senso di solitudine, riascoltarlo è un'esperienza nuova e profondissima, Stellar Regions diventa un disco di una struggenza assoluta, dove si incontrano distese dilatate di sax che parla a se stesso, che non tocca pù nessuno su questa terra, e vola altrove. Il caos, lo sbuffare imperioso del sax, e poi la dilatazione, un suono impercettibile, Coltrane corre veloce dentro di se, verso la fine.
bebaccio ha spinto play alle 02:08 | link | niggaz | commenti (1)
giovedì, 24 agosto 2006

Nella sua testa. Laddove era giusto rimanesse.

Pharrell bene o male lo conosciamo tutti, un po' per i Neptunes, molto per i N.E.R.D, ed il popolo di Mtv per il suo presenzialismo nel 90% dei video black-oriented, e probabilmente a questo pubblico vuole rivolgersi il Re Mida dell'hip-pop più in vista degli ultimi anni.
Ci si aspettava, io sicuramente, un disco che proponesse il suo solito stile esagerato, dalle soluzioni stravaganti, la solita maestria dietro al banco di regia e collaborazioni di rilievo. Pochissimo di quanto elencato è possibile trovarlo, e questo certamente aumenta l'effetto sorpresa: sono sorpreso da quanto possa essere noioso questo disco.
Pharrell in primo luogo si circonda di illustri sconosciuti, che potrebbero benissimo essere dei fenomeni, ma tuttalpiù sono rapper di mezz'ordine, esclusi Kanye West, Jay Z e , con i quali però non tira fuori il colpaccio, ma riesce comunque ad impressionare:
- in positivo con l'autore di “Gold Digger” con una canzone come “Number One” tutta lustrini e falsetto
- in negativo con “That Girl” assieme al riccioluto rapper che, dopo essersi dato al porno, cerca di vestire i panni del rapper romanticone risultando più che ridicolo.

Pharrell pastrocchia, non ha le idee chiare, trascura persino la produzione, piatta e monotona, per buttare dentro al disco tutto il materiale possibile (ed infatti abbiamo un'ora faticosissima di LP); canzoni come “I Really Like You Girl” vanno forse bene per gente come Nelly (che infatti presenzia nel disco) o il vincitore dell'ennesima edizione di Teen Idol; ed il problema è che canzoni di questo tenore si sprecano, noiose e mal curate, “Our Father”, “Stay With Me”, o la orribile, già a partire dell'orrendo gioco di parole “Keep It Playa”.
Parliamoci chiaro, ci sono diversi guizzi del Pharrell che si conosce(va), basti ascoltare “Raspy Shit” con il suo flow sbilenco ma incalzante, o il singolo di qualche mese or sono “Can I Have It Like That” con Gwen Stefani, che suona a nausea ma rimane un prodotto di ben altro spessore rispetto alla noia che pervade il disco. Ma questo è quanto, si salva il quartetto iniziale, poi si cala negli inferi dell'hiphop da classifica più becero che si mantiene in vita solamente per la necessaria autoironia che ci vuole per produrre un prodotto simile.
Per chiudere con il personaggio Pharrell è interessante sapere, al fine poco utile dell'ascolto, che “in My Mind” è stato influenzato dai numerosi viaggi di Williams in culture differenti, alle quali rimane legato comprandosi gioielli.
Si commenta da solo, così come il disco.

Marchettone! È giusto nei miei confronti, nei confronti del Frikkio, ma soprattutto nei confronti del vostro buon umore che latiterà dopo l'ascolto del disco di Pharrell, scaricare la nuova puntata di Umberto Veritas. Un cumshot in faccia quando meno te l'aspetti.
bebaccio ha spinto play alle 18:18 | link | niggaz, agendina del chissenefrega | commenti
giovedì, 10 agosto 2006

The low end theory. rivalutazioni notturne*

Negli ultimi giorni mi sono immerso in un mondo tutto nuovo alle mie orecchie, e non troppo vecchio, per niente direi, sulla scena. Il dubstep, questo recente (s)conosciuto [come sono blow up con le parentesi], pare essere nato in UK, cantine londinesi e companatico alternativo. Diciamo pure che non mi sono documentato e che per quanto mi riguarda non mi interessa come sia nato, fatto sta che questo dubstep è un casino da srotolare con ordine. Perciò l'ordine questa volta finisce diretto su Escort Forum.
La via più facile per conoscere qualcosa è non conoscerlo direttamente, e benvengano quindi le compilation. Il secondo passo più facile è ascoltare compilation che portano direttamente il nome della scena: Dubstep Allstars Vol. [a vostra scelta fino a 4] fanno il loro dovere, e siccome il mulo non guarda troppo alla cronologia la numero due è il primo approccio, dopo il mai troppo ascoltato Burial, al fantastico mondo del dubstep (mai fantastico quanto MySpace).
Dj Youngsta illustre sconosciuto ai piatti (o ai file, o ai cd, sappia lui) ci traghetta all'interno di questi suoni belli dilatati e drogati, a metà strada tra della drum'n'bass suonata a 1/32 della velocità e del trip hop in acido con gli Orbital. Insomma: roba cazzuta.
I nomi che rimbalzano da un blog all'altro sono quelli di Leofah, Boxcutter, Kode9 (il dj più alla mano di sempre?) e Skream.
Probabilmente non sono il dio in terra di emule, ma si trova poco materiale. Fatto sta che Boxcutter già lo conoscevo (pensa te la vita!), e ridurre il suo suono a dubstep e basta è fin troppo limitativo. Oneiric di quest'anno, prima prova su LP di Barry Lynn (molti di voi non lo ricorderanno dietro al monicker Vex'd, esperimento più break), unisce invero moltissime influenze techno minimale, microsuoni e una evidente inclinazione all'uso di stupefacenti d'ottima fattura.
Il resto è bene o male "variazioni sul tema", il pregio e il difetto del 90% della musica elettronica (ma anche no) degli ultimi decenni (ma forse si).
Those are the places: 1 + 2.

Sottolineo a lato anche una cosa che mi lascia piuttosto perplesso, più dell'ambiguità di certe signorine ai bordi della strada la sera in città: la presunta volgarità di un possibile videogioco, nella fattispecie Tekken, in versione dialettale bolognese che annoveri al suo interno un personaggio chiamato "diobono". Che tutto attaccato non è una bestemmia, ma si sa, il MOIGE è sempre dietro l'angolo.


* ma sarà terza prova dell'esame di maturità o delle elementari?
martedì, 01 agosto 2006

Da qui vedo il mare.

Non lo vedo esattamente dal balcone, ma se prendo l'auto in un minuto ci sono, basta sorpassare un ponte. Tra poche ore sarò di nuovo a Bologna a farmi compagnia con i soliti faccioni (di cui sotto) e l'afa (di cui attorno), che palle. E che tristezza.
In una settimana di vacanza, circondato dai soliti faccioni, immerso in uno dei posti più belli d'Italia e senza la bulimia da download di qualche post sotto, ho avuto la possibilità di ascoltare con calma due dischi. Uno, di cui già ho parlato, ed è quello di Sinigallia. Bello, passionale, e soprattutto emozionante.
L'altro... L'altro è quello di Pharrell, In My Mind. Direi che, affidandomi al titolo, il posto giusto dove sarebbe dovuto restare è proprio nella sua testa. Parliamoci chiaro: Pharrell è un fenomeno come produttore, con i N.E.R.D. ha creato un progetto miracoloso, sa portare al successo chiunque voglia, ma con l'album ha cagato fuori dal vaso. E di molto, direi, date le aspettative.
È uno dei più grandi puttanieri dello showbiz, si circonda delle più grandi zoccole dell'era videomusicale, si agghinda di gioielli come il peggiroe dei gangsta, ma porcoddue una merda di disco doveva fare? Escludendo i soliti 3 singoli da milionate di dollari il resto è mero riempitivo, tra collaborazioni del cazzo e bagni autocelebrativi. Domina su tutto la solita perfetta produzione, una patina di pvc linda e brillante che ricopre l'involucro, e lo salva per metà.
Maledetto.

Attenzione attenzione! Sono tornati i Cassius con "Toop Toop", nuovo singolone dotato di 4 remix, e a breve apparirà anche l'album. Per chi ancora non ha sentito nulla sappia che sembrano i Rapture che imparano a fare i dj. Electro-house-funk di primissima.