Your (deviant)ART sucks, like you do.
Se
MySpace è per la musica un enorme contenitore e fagocìta dello scibile in .mp3, con tutti i suoi pro e i suoi contro, che qui è noioso rimarcare ma che potete leggere su alcuni numeri di BlowUp nella rubrica AllCrackedMedia, esiste il suo corrispettivo per l'arte visuale:
deviantART.
Premetto che non ho solide basi di storia dell'arte nè tantomeno di critica, ma sono un appassionato di sociologia spicciola e fenomeni di massa, specie se aplicati ai new media. Partiamo dall'inizio, dalla prima cosa:
deviant è esattamente quello che sembra, la parola anglofona per indicare una devianza, un non allineamento, e già questo induce l'artist wannabe alla doverosa iscrizione proprio per il principio di narcisismo e voglia di
be different (be like anyone else) che, intendiamoci, colpisce ed è quasi una spinta propulsiva necessaria, per chiunque voglia mettersi in moto per creare. Il punto centrale secondo me, è un altro:
DeviantART è per il giovane artista visuale quello che MySpace è (era?) per la cultura indie. (?)

Non ne ho la certezza ma mi pare che il parallelo possa stare in piedi, ma con un certo numero di riserve. Diciamo che l'iconografia è differente per forza di cose, ma il profilo culturale è probabilmente vicino; non mi sorprende scovare utenti di una piattaforma avere un account anche sull'altra e, con le proporzionate molle dovute alla generalizzazione, il sottobosco di preferenze musicali-visive mi pare accumunabile in migliaia di casi.
Nella mia esperienza di esplorazione sono partito dal punto di contatto più vicino che ho:
Zalia. La prima pecca di un simile procedimento è che, esplorando nei suoi favoriti o nella usa lista amici, ovviamente tutti saranno assmilabili alla (o parenti della) sua cultura visuale, e sarebbe facile tacciare di conformismo dell'anticonformismo (vero o presunto). Ma la fortuna mi assiste e nei favoriti di Zalia trovo
Just a rose; riferimenti culturali trasversali rispetto a quelli della signorina sopra (da un lato i Soulwax dall'altro Elliott Smith), ed è il prototipo di quello che cerco di spiegare. Da ora in poi la devianza, la non allineazione, diventa una profusione di autoscatti, il simbolo, l'icona, il must, chiamatelo come credete, di una cultura che, volendo essere differente dagli altri finisce per allinearsi a se stessa e, per paradosso, perdere la portata (o la bordata) dell'essere un'alternativa finendo per divenire un new deal dei fenomeni culturali di massa. Ovvero ciò da cui il MySpacer o il deviantARTist cerca di fuggire rifugiandosi dentro quaste comunità. Laurytah, girl with oranges, pisaselin, è un florilegio di pose e autoscatti, frangette e autoscatti, ochciali quadrati e autoscatti, autoscatti e photoshop, autoscatti e filtri, autoscatti degli autoscatti, autoscatti in scala, in un enorme "variaizoni sul tema".
Sarà la natura individualista, sarà colpa della società, sarà che fuori è un brutto mondo, ma pure qui non si scherza.
Allora il dubbio mi assale, nemmeno io sono esente da questa tendenza all'essere integrante e integratore della società, individuo ma specchio di essa, e mi chiedo dove e come è possibile mostrare la propria
devianza e renderla accettabile, farmi quindi accettare senza farmi assorbire?
Non lo so, ma l'unica consolazione è che io non rompo il cazzo al prossimo con gli autoscatti (e qualcuno dirà: per fortuna!).