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mercoledì, 20 settembre 2006

Your (deviant)ART sucks, like you do.

Se MySpace è per la musica un enorme contenitore e fagocìta dello scibile in .mp3, con tutti i suoi pro e i suoi contro, che qui è noioso rimarcare ma che potete leggere su alcuni numeri di BlowUp nella rubrica AllCrackedMedia, esiste il suo corrispettivo per l'arte visuale: deviantART.
Premetto che non ho solide basi di storia dell'arte nè tantomeno di critica, ma sono un appassionato di sociologia spicciola e fenomeni di massa, specie se aplicati ai new media. Partiamo dall'inizio, dalla prima cosa: deviant è esattamente quello che sembra, la parola anglofona per indicare una devianza, un non allineamento, e già questo induce l'artist wannabe alla doverosa iscrizione proprio per il principio di narcisismo e voglia di be different (be like anyone else) che, intendiamoci, colpisce ed è quasi una spinta propulsiva necessaria, per chiunque voglia mettersi in moto per creare. Il punto centrale secondo me, è un altro:

DeviantART è per il giovane artista visuale quello che MySpace è (era?) per la cultura indie. (?)

Non ne ho la certezza ma mi pare che il parallelo possa stare in piedi, ma con un certo numero di riserve. Diciamo che l'iconografia è differente per forza di cose, ma il profilo culturale è probabilmente vicino; non mi sorprende scovare utenti di una piattaforma avere un account anche sull'altra e, con le proporzionate molle dovute alla generalizzazione, il sottobosco di preferenze musicali-visive mi pare accumunabile in migliaia di casi.
Nella mia esperienza di esplorazione sono partito dal punto di contatto più vicino che ho: Zalia. La prima pecca di un simile procedimento è che, esplorando nei suoi favoriti o nella usa lista amici, ovviamente tutti saranno assmilabili alla (o parenti della) sua cultura visuale, e sarebbe facile tacciare di conformismo dell'anticonformismo (vero o presunto). Ma la fortuna mi assiste e nei favoriti di Zalia trovo Just a rose; riferimenti culturali trasversali rispetto a quelli della signorina sopra (da un lato i Soulwax dall'altro Elliott Smith), ed è il prototipo di quello che cerco di spiegare. Da ora in poi la devianza, la non allineazione, diventa una profusione di autoscatti, il simbolo, l'icona, il must, chiamatelo come credete, di una cultura che, volendo essere differente dagli altri finisce per allinearsi a se stessa e, per paradosso, perdere la portata (o la bordata) dell'essere un'alternativa finendo per divenire un new deal dei fenomeni culturali di massa. Ovvero ciò da cui il MySpacer o il deviantARTist cerca di fuggire rifugiandosi dentro quaste comunità.  Laurytah, girl with oranges, pisaselin, è un florilegio di pose e autoscatti, frangette e autoscatti, ochciali quadrati e autoscatti, autoscatti e photoshop, autoscatti e filtri, autoscatti degli autoscatti, autoscatti in scala, in un enorme "variaizoni sul tema".
Sarà la natura individualista, sarà colpa della società, sarà che fuori è un brutto mondo, ma pure qui non si scherza.

Allora il dubbio mi assale, nemmeno io sono esente da questa tendenza all'essere integrante e integratore della società, individuo ma specchio di essa, e mi chiedo dove e come è possibile mostrare la propria devianza e renderla accettabile, farmi quindi accettare senza farmi assorbire?
Non lo so, ma l'unica consolazione è che io non rompo il cazzo al prossimo con gli autoscatti (e qualcuno dirà: per fortuna!).
martedì, 19 settembre 2006

Go back to those gold soundz. La radio che non ho più.

Poco fa leggevo Wittgenstein, non il famoso filosofo sono troppo terra terra e tubista, ma bansì il blog di Luca Sofri e, tra le tante cose scritte (uno die blogger più logorroici della rete...), c'era questa notizia:

Meanwhile
Non c'è più il Deejay Time


Molto spesso mi ritrovo ad essere nostalgico, ed essere nostalgici a 21 anni è un preoccupante segnale di senilità precoce, e questa notizia mi ha ributtato indietro di una decina di anni e più, in una casa che non è questa, e dove ogni santo pomeriggio munito di cassettina da 120 nello stereo, proveniente da ere tecnologiche differenti, registravo per mio fratello il Deejay Time. Erano alcuni anni ormai che non seguivo più il deejay time, se non sporadicamente, e ne ho memoria l'ultima volta circa due anni fa; mi piaceva ancora.
Finisce il Deejay Time e finisce definitivamente una striscia di ricordi legati a questo, al bambino nel tombino, alla lista degli sponsor, le canzoni come Informer di Snow, gli Ace Of Base* e tantissime cose legati alla musica pop degli anni '90. Potrei partire con una pippa sulla mia formazione musicale strettamente legata allo scorso decennio ma mi parrebbe di un'autoreferenzialità imbarazzante.
Mi dispiace sinceramente che un programma ben fatto come il Deejay Time termini, mi dispiace che la stessa Radio Deejay sia uscita dai miei interessi musicali pur rimanendo un ottimo network, con speaker preparati e bravi (e per me che al più vado in onda su RadioCittà Fujiko al sabato pomeriggio sembra ancora più irraggiungibile), probabilmente mi dispiace perchè sono un malinconico nonostante viva di dischi ancora da uscire, perchè in fondo ascoltare certe cose, seppur cambiate, era come rituffarsi nel 1996.



* ho ricordo anche di Meet Her At THe Love Parade dei Da Hool, non ne sono sicuro, ma mi sembra comunque probabile.
lunedì, 18 settembre 2006

Dirty hands, fuck like vultures.

Kill The Vultures act 2, il ritorno di uno dei collettivi hiphop più interessanti degli ultimi anni, direttamente dalla scuola di Q Tip e A Tribe Called Quest, dalla miscela di vecchio, vecchissimo e nuovo. Il marcio delle voci dei tre MCs prende nuovamente vita sotto i loop sempre più sbilenchi, semrpe più Tricky, di Anatomy.
Ed eccoci fortunatamente da capo, a paralare di uno dei più graditi ritorni: un ritorno esplosivo, dirompente, più del primo eccezionale disco. Il suono si fa ancora più ruvido, andando a pescare dichiaratamente nella memoria della musica nera, tra soul e jazz, fruscii di vinili e riverberi incontrollati; la miscela esplosiva diventa satura di eco, un magma di ritmo mandato alle stelle dalla "stagionatura". Strnagers In The Doorways è un contrabbasso vorace ed impetuoso, condensa anni di bassline sintetiche in cerca del suono rotondo, diventa strisciante e sudicio, come l'alone che ricopre tutte le canzoni, come l'apertura di Moonshine (qui per ascoltare) o il delirio di The Wine Thief.

Kill The Vultures - The Careless Flame (Locust, 2006)
bebaccio ha spinto play alle 20:10 | link | | commenti
domenica, 17 settembre 2006

La deriva degli incontinenti. aka Giuseppe Videtti che parla di djing.

In questo momento non ho intenzione né voglia di scendere nei dettagli, ma l'articolo sul mondo dei dj apparso oggi nell'inserto domenicale di Repubblica a cura di Giuseppe Videtti è qualcosa che definire spazzatura è dipingere una favela di Rio come un toga party al Billionaire. Raccapricciante.
giovedì, 07 settembre 2006

Nuovi orizzonti? No. Fortissimamente agendina del chissenefrega [part 2]

A Bologna, per gradire e godere, è tornata un'afa da competizione, roba da sudare al solo pensiero di poter sudare. Siccome la tradizione vuole che ci si rifugi in luoghi il più possibile climatizzati sono capitato, dopo un mesetto abbondante, a scrutare nei banchi di noti negozi di dischi. Raccontarvi la mia odissea del terrore all'interno di Ricordi apparirebbe estremamente snob e banale, ma è sempre una sensazione da Esposizione Universale poter osservare da vicino dischi brutti e la loro clientela. È ancora più divertente seguire le discussioni dei metallari accanto alla discografia pressochè completa dei Deep Purple e annesso diverbio su chi sia il miglior chitarrista dell'epoca. Pelle d'oca fino allo scroto ripensando a me che dibattevo sugli stessi argomenti.
In tempi di bulimia musicale, a parte l'enorme concerto dei Tv On The Radio ottimamente raccontato da Matteo, mi rifugio in grandi classiconi quali Public Enemy e A Tribe Called Quest. Persone che nella vita hanno detto così tante parole da poter valere per 4 o 5 esseri umani normali, e nonostante ciò sono sempre interessanti. Il nuovo che avanza e non avanzerà più ha la faccia di J Dilla, che con il suo Donuts mi tormenta.
Ho scoperto che è uscito il disco che segna il ritorno sulla scena di Coolio, sisi, proprio lui. Ed in tema di scoperte mi preme segnalare anche che esiste un'isola dedita alla raccolta dei lebbrosi, non so se sia vero o meno, me l'ha detto lui, e l'ha sentito nei Simpsons. Fate le vostre valutazioni.
Igort ha pubblicato il suo capolavoro, 5 è il numero perfetto, anche su Rizzoli. L'ho visto oggi in libreria: copertina di plastica lucida, formato compatto e più ciccione, mi ha fatto una strana impressione, ma ero anche contento per lui. Insomma, Rizzoli, non sarà indie come la Cocconino ma neanche i Tv On The Radio sono più indie.
Le belle cose sono quasi finite, giusto il tempo di lasciare compiacere anche voi per il mio terzo tentativo all'esame di biologia. Finito.

È praticamente fatta. [cit.]
bebaccio ha spinto play alle 20:05 | link | niggaz, agendina del chissenefrega | commenti (6)