Afro black impressions.

Qualche settimana fa scrissi ed inviai la recensione di Donuts di Jay Dee ad Ondarock, ed ora torno ad ascoltarlo senza l'oeore (ma anche l'onore) di un giudizio. Lo so lo so, la sto facendo lunga con questo disco, ma che posso farci se è di una bellezza rara?A volte mi chiedo cosa spinga verso certi suoni e certe atmosfere, fatto sta che dopo una settimana dedicata alle radici della musica nera e non solo, alternando dischi come Black Moses di Hayes, What's Going On di Gaye o lo stonatissimo ma seducente Pieces of a Man ad opera di Gil Scott-Heron, insomma ci sarebbero troppi dischi e tutti troppo belli. Riascoltando queste radici mi è saltato all'orecchio, ancora di più, come Donuts sia un grande contenitore di tutte queste influenze, come sia il figlio naturale dell'evoluzione della musica nera, nera esattamente come la pelle di chi l'ha suonata e vissuta, di chi come Jay Dee lascia in questa musica il proprio testamento. Credo ci sia un filo conduttore tra l'urgenza di certi dischi e la morte, come se nonostante i fasti, le percusisoni, i fiati e la carica vitale che mi trasmettono, ci sia una vocina stonata di fondo che ricorda come sempre e comunque ci si debba arrendere. Non credo sia pessimismo, forse è semplicemente un prendere atto della concretezza, e della bellezza perchè no, della vita e celebrarla quindi nella propria musica.
Sarò terribilmente controcorrente rispetto alla maggioranza (mediatica?) dei miei compari generazionali ma a me la vita esalta parecchio. In culo alle paranoie.

Provo sempre un grande piacere nel riascotlare anche un ometto mai del tutto tra di noi: Tricky. Maxinquaye, disco che ha segnato l'epopea triphop facendo da contraltare buio allo stranoto Mezzanine dei Massive Attack, è un passo obbligatorio per tutti gli amanti delle droghe psicotropiche ma c'è anche un altro disco ad opera del mio sfattone preferito che è Nearly God.
Nearly God, a parte il titolo stupendo è un ascolto decisamente eccitante, non certo nell'accezione di divertente o elettrizzante, ma eccitante e punto, così come siete eccitati quando la vostra zona inguinale si riempie di sangue. Si dirà "come fa un disco blabla?", lo fa, bisogna solametne ascoltarlo e lasciarsi avvolgere dalla sensualità per nulla velata che trasmette, tra atmosfere fumose, barcollanti, tra voci di donna e beat lontani, immersi nel caldo che assale durante l'ascolto.
Mi sento particolarmente Alessio Bertallot a dire queste cose.