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Beats

*loading* BPM
venerdì, 03 novembre 2006

Stavo andando a spasso per la rete, tra i miei bravi e bei blogghettini e ascoltando un 12" di Tactile quando mi sono imbattutto in questo progetto dell'università di Barcellona:

Reactable
Che cazzo sia reactable, o come funzioni è ben riassunto in qualche riga di inglese:
The reactable hardware is based on a translucent round table. A video camera situated beneath, continuously analyzes the table surface, tracking the nature, position and orientation of the objects that are distributed on its surface, representing the components of a classic modular synthesizer. These objects are passive without any sensors or actuators, users interact by moving them, changing their position, their orientation or their faces (in the case of volumetric objects). These actions directly control the topological structure and parameters of the sound synthesizer. A projector, also from underneath the table, draws dynamic animations on its surface, providing a visual feedback of the state, the activity and the main characteristics of the sounds produced by the audio synthesizer.

La figata è dietro l'angolo ovviamente, ma la cosa ancora più sconvolgente, aldilà delle parole è vedere e sentire questo progetto in azione (olè). Le considerazioni come musicista e appasisonato di interazione tra audio e video sono scontatissime, uno strumento del genere renderebbe una performance di musica elettronica d'ascolto assai più interessante, abbinata poi ad un vero e proprio visual concept trascenderebbe nell'eiaculazione precoce.
I suoni sono forse migliorabili, ma chi se ne importa, stare in 3 o 4 attorno a quel tavolo sostituisce il bisogno di strumentazione come il kaoss pad, i delay e distorsori di sorta, diventa itnerazione attiva tra i componenti, modificando l'uno il suono dell'altro, l'elettronica iventerebbe non solo più viva ma tridimensionale.
Lo compro anche se non lo vendono, ho deciso.



bebaccio ha spinto play alle 23:16 | link | prestigiatori, truzzo chic | commenti
domenica, 29 ottobre 2006

Our memories of the future

Sto sbrodolando, ma ho un motivo. Il suo nome è Kode9 e finalmente pubblica il suo primo LP.
Il tenutario della Hyperdub, alla prova della lunga distnza tira fuori l'inaspettato ma forse inevitabile. Non è un caso che la sua etichetta si chiami proprio Hyperdub, perchè Memories Of The Future è un disco che non è più dubstep o grime, ma prova a definire dei nuovi confini del dub elettronico, di un downtempo che flirta con il breakbeat, e si apre molto, ma molto, alla melodia. Il recitato già presente nelle opere del protetto Burial, peraltro sfruttando anche la stessa voce, diventa cantato e rappato (sempre entro certi canoni da fattanza micidiale). Le ritmiche diventano più incalzanti, così come in Oneiric di Boxcutter o Degenerate di Vex'd.
Insomma, un ulteriore passo in avanti, o forse, in diagonale, prendendo distanze dalla "mucchia" che si stava formando. In realtà, come parlavo con Matteo qualche giorno fa, sembra che Tricky di Pre Millenium Tension e Nearly God abbia segnato un solco dentro al quale molti stanno lavorando.
Intanto, questo, è un gran bel disco.

Il prossimo bel disco della settimana sarà, ed anzi già è, The Big Breakfast dei Breakfasterz.
Tautologicamente autocitazionisti lasciano ben poco spazio all'immaginazione del contenuto. Beh, nonostante la sostanza sia esplicitata, la forma assume contorni decisamente validi e a tratti travolgenti. The March, autentico singolo spaccaossa lo si trova sparso anche nei cataloghi Metalheadz, nel quale dominano per qualità media (sarà che ultimamente preferisco altre etichette), e per una Method Of Doubt già nota alle orecchie grazie alle precedenti pubblicazioni in 12" di alcuni brani poi contenuti nel disco. Gioco sporco e vi segnalo dove, armandovi di Torrent,  potrete avere accesso al disco, ovvero su (sempre sia lodato) Deepbass Nine. Nel caso vi sentiste copiti da feticismo incontrollabile i singoli possono essere ordinati da Vital Vinyl, proprio qui.
bebaccio ha spinto play alle 18:36 | link | prestigiatori, truzzo chic, bpm elevati | commenti
martedì, 17 ottobre 2006

Home is where house is.

Martin Solveig è uno che con l'apparizione di Tiga ci ha rimesso e ci ha guadagnato. Come dj\produttore stava salendo alla ribalta proprio negli anni in cui Tiga stava per esplodere, ed è stato oscurato proprio dal canadese, perdendo in "notorietà"; la fortuna però è che chi nel settore ci mastica di lui si è accorto eccome.
Lo stile di Solvieg è nulla di nuovo, ma è la continuazione di una tradizione house che dura da quando sono sbucati Knuckles e poi i Masters At Work, questi il vero riferimento del nostro, senza scordare un'attitudine disco che deve tutto a quel Larry Levan che negli '70 ha creato uno stile e un lavoro: il dj.
Dopo anni di "gavetta", tra singoli suonatissimi (Heart Of Africa, Mr President, Rocking Music) e alcuni album passati più sotto silenzio, approda a questo episodio della saga In The House della omonima Defected.
Piccolo sguardo generale sulla Defected: si tratta di un'etichetta con sede ad Ibiza organizzatrice di uno degli show più particolari e stimati dell'isola ispanica, una sorta di polo di riferimento per questo suono house (in cui militano Junior Jack, MAW, Louie Vega, Dimitri From Paris, etc).
Solveig, annoverato nel roster della Defected, arriva all'appuntamento con la classica compila dell'etichetta, e tira fuori il coniglio dal cilindro.
Triplo cd all'insegna del suono house più puro e stoico in circolazione, si raccoglie a piene mani dall'esperienza passata, dai suoni etnici, spatolati, che trascinano in un vortice old school ma clamorosamente fresco, intramontabile. Il primo cd è un omaggio a ventanni di house, da Chicago a Parigi passando per Ibiza e Miami.
Martin Solveig esplora un mondo che nonostante sia uscito dalla ribalta dei riflettori continua a vivere e pulsare, sempre sotto il marchio di fabbrica Defected. Non è l'ultima moda, non è un groove avvenieristico, non sono i The Knife, è "manovalanza" house, di quelle che personalmente mi fanno voglia di tornare a Chicago nel 1983, che flirta con la disco, il soul e il funk.
Qualcosa di caldo e vivo dopo la sbornia deep di Tiga e la freddezza di Trentemoller.
bebaccio ha spinto play alle 20:03 | link | prestigiatori, truzzo chic | commenti
giovedì, 10 agosto 2006

The low end theory. rivalutazioni notturne*

Negli ultimi giorni mi sono immerso in un mondo tutto nuovo alle mie orecchie, e non troppo vecchio, per niente direi, sulla scena. Il dubstep, questo recente (s)conosciuto [come sono blow up con le parentesi], pare essere nato in UK, cantine londinesi e companatico alternativo. Diciamo pure che non mi sono documentato e che per quanto mi riguarda non mi interessa come sia nato, fatto sta che questo dubstep è un casino da srotolare con ordine. Perciò l'ordine questa volta finisce diretto su Escort Forum.
La via più facile per conoscere qualcosa è non conoscerlo direttamente, e benvengano quindi le compilation. Il secondo passo più facile è ascoltare compilation che portano direttamente il nome della scena: Dubstep Allstars Vol. [a vostra scelta fino a 4] fanno il loro dovere, e siccome il mulo non guarda troppo alla cronologia la numero due è il primo approccio, dopo il mai troppo ascoltato Burial, al fantastico mondo del dubstep (mai fantastico quanto MySpace).
Dj Youngsta illustre sconosciuto ai piatti (o ai file, o ai cd, sappia lui) ci traghetta all'interno di questi suoni belli dilatati e drogati, a metà strada tra della drum'n'bass suonata a 1/32 della velocità e del trip hop in acido con gli Orbital. Insomma: roba cazzuta.
I nomi che rimbalzano da un blog all'altro sono quelli di Leofah, Boxcutter, Kode9 (il dj più alla mano di sempre?) e Skream.
Probabilmente non sono il dio in terra di emule, ma si trova poco materiale. Fatto sta che Boxcutter già lo conoscevo (pensa te la vita!), e ridurre il suo suono a dubstep e basta è fin troppo limitativo. Oneiric di quest'anno, prima prova su LP di Barry Lynn (molti di voi non lo ricorderanno dietro al monicker Vex'd, esperimento più break), unisce invero moltissime influenze techno minimale, microsuoni e una evidente inclinazione all'uso di stupefacenti d'ottima fattura.
Il resto è bene o male "variazioni sul tema", il pregio e il difetto del 90% della musica elettronica (ma anche no) degli ultimi decenni (ma forse si).
Those are the places: 1 + 2.

Sottolineo a lato anche una cosa che mi lascia piuttosto perplesso, più dell'ambiguità di certe signorine ai bordi della strada la sera in città: la presunta volgarità di un possibile videogioco, nella fattispecie Tekken, in versione dialettale bolognese che annoveri al suo interno un personaggio chiamato "diobono". Che tutto attaccato non è una bestemmia, ma si sa, il MOIGE è sempre dietro l'angolo.


* ma sarà terza prova dell'esame di maturità o delle elementari?
martedì, 01 agosto 2006

Da qui vedo il mare.

Non lo vedo esattamente dal balcone, ma se prendo l'auto in un minuto ci sono, basta sorpassare un ponte. Tra poche ore sarò di nuovo a Bologna a farmi compagnia con i soliti faccioni (di cui sotto) e l'afa (di cui attorno), che palle. E che tristezza.
In una settimana di vacanza, circondato dai soliti faccioni, immerso in uno dei posti più belli d'Italia e senza la bulimia da download di qualche post sotto, ho avuto la possibilità di ascoltare con calma due dischi. Uno, di cui già ho parlato, ed è quello di Sinigallia. Bello, passionale, e soprattutto emozionante.
L'altro... L'altro è quello di Pharrell, In My Mind. Direi che, affidandomi al titolo, il posto giusto dove sarebbe dovuto restare è proprio nella sua testa. Parliamoci chiaro: Pharrell è un fenomeno come produttore, con i N.E.R.D. ha creato un progetto miracoloso, sa portare al successo chiunque voglia, ma con l'album ha cagato fuori dal vaso. E di molto, direi, date le aspettative.
È uno dei più grandi puttanieri dello showbiz, si circonda delle più grandi zoccole dell'era videomusicale, si agghinda di gioielli come il peggiroe dei gangsta, ma porcoddue una merda di disco doveva fare? Escludendo i soliti 3 singoli da milionate di dollari il resto è mero riempitivo, tra collaborazioni del cazzo e bagni autocelebrativi. Domina su tutto la solita perfetta produzione, una patina di pvc linda e brillante che ricopre l'involucro, e lo salva per metà.
Maledetto.

Attenzione attenzione! Sono tornati i Cassius con "Toop Toop", nuovo singolone dotato di 4 remix, e a breve apparirà anche l'album. Per chi ancora non ha sentito nulla sappia che sembrano i Rapture che imparano a fare i dj. Electro-house-funk di primissima.